“Ampliare la prevenzione del suicidio per salvare vite”

news 28.6.2018 Teilen

Servono misure concrete, come evidenziato dal convegno

Il grande interesse e la partecipazione attiva al convegno "Prevenzione del suicidio in Alto Adige", al quale la “Rete di prevenzione del suicidio” ha recentemente invitato a partecipare, hanno reso chiaro che l'elevato numero di vittime e tentativi di suicidio in Alto Adige richiedono misure concrete in diversi settori. Grazie al convegno sono stati mossi i primi passi in questa direzione.
 
La “Rete di prevenzione del suicidio”, che raccoglie più di 20 diverse associazioni e istituzioni pubbliche, ha organizzato recentemente, il 10 maggio a Bolzano, un convegno per contrastare al meglio il fenomeno del suicidio e trovare le strategie migliori per fornire risposte adeguate a persone cosiddette a rischio e ai loro familiari. Hanno partecipato al convegno più di 200 persone, appartenenti prevalentemente al settore educativo, del sociale, della sanità e diverse organizzazioni e associazioni di volontariato, che hanno approfondito in una mattinata di discussione e confronti la tematica.
 
“Il convegno è stato un primo passo nella giusta direzione. Siamo riusciti a centrare già diversi obiettivi: parlandone apertamente abbiamo contrastato il tabù del suicidio in maniera significativa, partner di diversi settori e gruppi linguistici si sono in secondo luogo confrontati in maniera approfondita e, infine, i servizi e punti di appoggio esistenti sono diventati più visibili”, spiega Guido Osthoff, responsabile d’area della Caritas e coordinatore della rete. “Siamo riusciti inoltre con questo convegno ad individuare numerose opportunità di miglioramento. Ora, si tratta di approfondire e avviare passi concreti, per promuovere ulteriormente la prevenzione del suicidio in Alto Adige” aggiunge Sabine Cagol della cooperativa EAAD-EOS.
 
Altri componenti della rete riassumono in questo modo i risultati dei vari gruppi di discussione: “Prima di tutto, al convegno, è emerso chiaramente che la società deve assolutamente cambiare il suo atteggiamento etico nei confronti del valore della vita. Perché solo se accettiamo i suoi alti e bassi, i lati positivi e negativi, possiamo essere in grado di affrontare la nostra vita e sostenere, anche, persone in situazioni di crisi”, spiega Roger Pycha, primario del Servizio Psichiatrico dell’ospedale di Brunico.
 
Peter Koler, direttore del Forum Prevenzione, sottolinea: ”Vi è un ampio consenso sulla necessità di un piano specifico di prevenzione del suicidio nella nostra provincia, per garantire l’applicazione in maniera efficiente e puntuale delle singole misure. In Alto Adige esistono già molti servizi e punti di contatto per persone a rischio, purtroppo spesso le loro competenze sono poco chiare o semplicemente i loro tempi di accesso sono troppo lunghi”. “Servono urgentemente offerte di servizi di prevenzione facilmente accessibili, personale meglio formato e attività di sensibilizzazione più mirate. L’ultimo punto riguarda soprattutto i media locali, ai quali chiediamo di affrontare la tematica con un approccio più responsabile”, aggiunge Marlene Kranebitter, responsabile provinciale del Supporto umano nell’emergenza.
 
“La formazione del personale specializzato è un altro fattore essenziale per un miglioramento della prevenzione del suicidio” sottolinea Julia von Spinn, del Centro consulenza pedagogica Bolzano. Gli insegnanti, in particolare, hanno bisogno di maggiori competenze e sostegno per essere in grado di reagire correttamente in situazioni di crisi.  “In generale è fondamentale per tutti i servizi che le competenze acquisite non vadano perse. Inoltre devono essere sfruttate al meglio tutte le sinergie e conoscenze, a prescindere dalle barriere linguistiche esistenti”, aggiunge Harald Moser di Telefono Amico.
 
“Contro i tabù più diffusi non dobbiamo smettere di lavorare, soprattutto in occasione di un suicidio o un tentativo di suicidio. Per questo servono offerte di sostegno, anche a bassa soglia, durante la fase acuta di crisi, come anche un accompagnamento costante delle persone colpite. Tuttavia, prevale l'impressione che al momento non siano sufficienti né le risorse umane né quelle finanziarie, né la cooperazione tra servizi pubblici e privati", afferma Irene Volgger, coordinatrice e collaboratrice Hospice della Caritas.
 
“Persone a rischio suicidio o persone a loro vicine, hanno soprattutto bisogno di interlocutori competenti e disponibili, che si occupino di loro, li accompagnino o almeno li possano indirizzare alle istituzioni competenti. Un compito della Rete sarà dunque quello di offrire alla fetta più ampia possibile della popolazione i diversi interventi ‘salvavita’ che dovrebbero essere usati in situazioni di emergenze psichiche in modo simile alle misure del primo soccorso, una specie di primo soccorso psichico. Oltre a questo serve una sensibilizzazione mirata di gruppi professionali specifici: medici di famiglia, insegnanti e giornalisti svolgono un ruolo importante in questo frangente. Confidiamo che la Rete possa in futuro contare sul sostegno della politica”, concludono Sabine Cagol e Guido Osthoff.